Il mondo ha bisogno di Te
della tua parte migliore
quella materna che risiede
in ognuno di noi nel profondo
dell’anima!

VENEZIA: SCUOLA GRANDE DI SAN TEODORO
10–18 OTTOBRE 2026
Madri
LM
Madri

MADRI

in Venezia alla Scuola Grande di San Teodoro

Dal 10 al 18 Ottobre

Luca Meineri

IL PROGETTO

Perché Madri

Madri è un evento che ho voluto fortemente creare al fine di lanciare un monito, un messaggio forte e attuale in più tappe sul territorio nazionale.

Il percorso espositivo, dalla prima all’ultima opera, vuole portare il visitatore a riflettere sull’attuale condizione dell’umanità, costretta tra guerre, pestilenze e mutamenti climatici mai così pressanti come in questo momento.

Ci troviamo di fronte a uno sconvolgimento accentuato e accelerato anche dal concomitante sviluppo dell’intelligenza artificiale e dall’isolazionismo relazionale dato dal monopolio che i Social stanno esercitando sul modo di comunicare tra individui.

Mai come oggi assistiamo a comportamenti dell’uomo segnati dall’indifferenza di fronte alle tragedie umane, sempre più dilaganti a danno dei più deboli e, in modo particolare, dei bambini.

Il rischio è che si sta perdendo il confine tra il reale e il virtuale, specie nelle giovani generazioni, nasce quindi la necessità di trovare soluzioni che diano una scossa alle coscienze di tutto il genere umano.

In ogni persona, nel proprio animo, è presente quella parte ancestrale più emozionale e sensibile, con un profilo materno, che, se messa in gioco nella relazione con l’altro e con il creato, può fare la differenza nel rendere il nostro pianeta più sostenibile e vivibile di quanto oggi lo sia.

L’essere umano è chiamato a guardare con occhio materno tutto ciò che lo circonda, mettendo così in atto comportamenti partecipativi e virtuosi che abbattano gli steccati egoistici sempre più presenti nella società contemporanea.

Buona visione “Luca Meineri” in arte ZZoTTo71

Proemio

Eva

Eva
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Moretto

Moretto
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Nell’Angolo

Nell’Angolo
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Ninfa

Ninfa

Ninfa Come inganno di pomo così brutale fu l'invidiosa crisalide, che tarlo maligno nascose in tanta bellezza che mai corolla attese. Timida e titubante vagavi nella natura dell'inganno, che ogni fiore trasformò in rovo il suo petalo tiranno. Quale pena mi inflissi al cuore, lasciando morto alle tue attese ogni mio senso che ti illuse ancora e il sacrilego sguardo offese. Come perenne fornace di acceso rimorso, così complice fu la pena del tuo fuggire famelico e vorace. Silenzio parlato fu l'attesa e nell'ultimo stanco colpo di ala giunse l'agognata ora del tempo sognato. E lì, in quell'attimo pudico e sospeso, le nostre lacrime si abbracceranno e d'incanto il malvagio inganno in eterno scioglieranno.

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Narciso

Narciso

L'ultima Zavorra Nel cappio della speranza soffoco la vita che spreco ogni giorno accanto a lei. La maschera educanda della sua follia che nel bianco radicato veleno nutre le sue spire, mi confonde giocando con la paura di un abbandono mai scordato. Come posso sfuggire a tanto perverso dolore che ad ogni alba umilia il giorno che accompagna il mio divenire? Madre che mi forgiasti col capo chino e severo al suo destino , dammi la mano ad uscire vivo dal tormento che affoga ogni mio sentimento nel pantano del pentimento. Come posso ancora mentire all'anima se non conosco quale fu' il suo divenire che in dote lasciasti al mio ferire. Stanco anche l' ultima zavorra al destino in perdono ho gettato lungo il cammino e nudo al parto rimango bambino. Così ora che sono peso del mio peso e non ho passo per errare , prendimi in braccio , sollevami dal penare che più non posso proseguire , stringimi , stringimi ancora forte nel materno tepore e come tenero virgulto all 'attesa di un raggio di sole raccontami madre come è l' amore.

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Dall’industrializzazione all’era digitale

Dall’industrializzazione all’era digitale
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All’ombra della Ginestra

All’ombra della Ginestra
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La Carezza

La Carezza
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L’ultima Carezza

L’ultima Carezza

Ho disegnato carezze sul mio viso perché l’infante desiderio resti ancora vivo e l’assenza non muoia nell’oblio. Famelico nei volti cerco in eterno lo sguardo intriso di calore materno. Mai notte fu più chiara della mia amara ed illusa attesa, che del seno la sporca mano fece baratto di materno amore e l’anima mia offese. Come canna spezzata via dal vento, hai ricevuto perpetuo il tuo tormento, e nell’istinto, forgiato, ingenua, l’anello al nostro serramento. Ma ora che il destino mi chiama a compiere il meschino testamento Oh miei figli! E’ nei vostri occhi che trovo il coraggio di spezzare la catena e dono con la forza di una carezza, a te Madre, il mio perdono.

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Babele

Babele
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Fuori di testa

Fuori di testa
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L’urlo

L’urlo
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L’uomo Mascherato

L’uomo Mascherato

Marionetta. Nel nulla consumo il mio vivere e mascherato trasformo il mio sperare. Infanti affogan li sogni nel vuoto assoluto che nel cercare perpetua la notte la rendon illusa al suo domani. Ormai dimentico all' agire , tiri i fili dei miei anni , che tiranni fan di legno il cuore al suo sentire. Marionetta la mia condanna al nulla amato che non perdona , perché , del tempo andato , solo lo scordar rimane . E adesso al legno della carne , che di speranza non volevo mascherar , lo confesso , vano è affidar l'anima mia a scontar la pena ovunque io sia.

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Il Ballo del Giudizio

Il Ballo del Giudizio
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Arlecchino

Arlecchino

Nei sentieri della vita Veloce e 'il passo del viandante scortato da mille pensieri che di sasso ne fan lo sguardo a quello già incrociato. Poi là, nell' angolo , scorge Un uomo silente , con il capo chino che lo sguardo fisso volge Nel vuoto al suo destino. Tapino ! Che condanna Mascherar lo volto da arlecchino In tanta misera tana . E gli si fà innanzi , meschino , nel gesto che porge l 'arido zecchino , volge nuovo lo sguardo attento per ricever la ricompensa . Ma li' , in quel preciso momento, come scritto dal destino, fisso e attento ora scorge lo sguardo di arlecchino , libero e fiero , far tormento alla mente di nuovo pensiero E di vergogna sentenza alla sua coscienza.

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DDM

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Inferno

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Dama Bianca

Dama Bianca

Luci soffuse animavano ansiose le danze nel nasconder tutti li volti alle loro sembianze, tranne lei che, dolce e invitante, ti offriva lo sguardo al primo giro di ballo. Nessun incontro trovava confronto a tanto generoso Intrigante sballo allo spegner vergogna nel denudar l'istinto. In principio raro era vederne presenza, ma chi già al primo ballo ne aveva colmato l'assenza in sincero abbraccio, l'apparir della Dama che generosa gioia portava, nel patire aspettarne lasciava ritorno. E allora, per render dolce l'attesa al suo soffrire, nobile si fece il gesto della Dama Bianca ad arrivar sempre più spesso nell'elargir il bianco del suo gioire. E così fu lesta nel diventar Regina della festa da comandar già burattina ogni sua Amica testa. Mai Regina sì fetente si era aggirata tra la gente ad abbrutir le anime ormai legate all'apparente viverne le coscienze. Lei, fedele sposa solo al capitale, godeva narcisa a spacciar il male, dal possidente al manovale sia giovane che cinquantenne, tutti lì, ai piedi della Dama Bianca a elemosinar pietosi solo falsa gioia e meschini a non riconoscer che lei, Tapini, altro non era, che il loro BOIA!

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Finestra con vaso

Finestra con vaso
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Discobolo

Discobolo
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I Cicloni

I Cicloni
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Amleto

Amleto

Amleto Perso è il coraggio nell' incrocio di sguardi al loro passaggio che in vesti di orgoglio ormai occhio solo ne taccio. Dove trovo si' tanta forza a vincer la pena, dell' offesa portata , se ogni vena del cuor mi è stata tranciata . Come può portar carezza una mano abbandonata nel castigo , avverso a natural suo destino , se la ferita e così profonda da deturparne ogni intimo sentimento. Non può svanir il dolore se cinica la lama ancora mi trafigge e insanguinata ne fa ogni mia giornata. Come può io non lo so. Cosi le sere solo rimango a combatter amletico il mio pensiero e attendo, attendo che arrivi la notte, quella dei sogni , a farci nudi e li, soltanto, li, in quel pudico momento di Illuso amor , mi par di ritrovar tutto me stesso

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Croce nel cielo

Croce nel cielo
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Famiglia

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Natura e Innocenza

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Sfinge

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Il pensiero della curatrice dell'evento Madri Dott.sa Lucia Spolverini critica e storica dell'arte

Madri
Madri

Il percorso “Madri” si chiude come aperto con una rosa, la stessa rosa che ha iniziato il racconto ma vista all’incontrario ci appare un occhio, l’occhio di madre natura a segnalare che oggi serve guardare le cose da più prospettive per evitare di cadere ancora nella superficialità, l’occhio di madre natura che sovrasta l’uomo e ogni sua decisione ci vuole ricordare che l’umanità è un ospite e non il demiurgo su questo bellissimo pianeta chiamato terra. Meditiamo.

Grazie